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 SANTITA': UOMINI E OPERE

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patrizia
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MessaggioTitolo: SANTITA': UOMINI E OPERE   Dom Gen 04, 2009 12:33 pm

❤ ❤ SAN FRANCESCO D'ASSISI ❤ ❤

Like a Star @ heaven Francesco d'Assisi amava dichiararsi "ignorante e incolto" (Lettere al Capitolo Generale, 50). E sentendosi mandato prima dal Crocifisso di san Damiano, poi anche da Innocenzo III a ricostruire la chiesa viva con l'esempio e la parola, era ben cosciente di non essere munito del bagaglio dottrinale e metodologico di cui erano dotati i predicatori del tempo. Volle quindi essere più un testimone che un maestro, ed è nota la famosa "predica muta" che fece alle Signore Povere di San Damiano (2Celano, 207).

Like a Star @ heaven Tuttavia, vero profeta di Dio - nonostante angoscianti dubbi sulla propria capacità ed efficacia come predicatore - non si sottrasse al mandato apostolico, sentendosi profondamente corresponsabile con i pastori nella costruzione del Regno.

❤ E quando le infermità non gli permetteranno più di mettersi in strada, si metterà a scrivere ai 'fedeli del mondo intero', ai ' Governanti', a 'tutti i chierici', aiutato da frati come l'amanuense Leone e il biblista Cesario da Spira.

❤ La preghiera e la contemplazione supplivano bene al vuoto di cultura religiosa poichè il parlare prima a Dio nella preghiera, non solo l'attrezzava di quel che doveva dire, ma lo autorizzava anche a parlare di Dio.
"Illitterato" come era Francesco non pretendeva di spingersi nei labirinti della lingua e dell'esegesi : questa sua via - senza dimenticare il paolino 'la lettera uccide, lo spirito dà vita' (Ammonizione VII) - gli permise di dare il primato alla storia della salvezza mettendone in evidenza il Protagonista principale e assoluto verso cui tendeva quella storia : il Verbo fatto carne a Betlem e immolatosi sul Golgota!

Like a Star @ heaven Il suo credo, rivissuto alla luce dei segni del tempo senza il filtro degli schermi filosofici della teologia scolastica nascente, invitava a ripensare ex-novo i concetti di Dio, dell'uomo, della terra redenta.
I biografi lo hanno per questo battezzato "uomo nuovo e di altro mondo", "evangelista nuovo". Il domenicano di Siena rassomigliò la sua teologia, "attinta a purità e contemplazione, ad un'aquila che vola" (Specchio di Perfezione, 52)

❤ La grandezza spirituale di Francesco profeta fu sin dall'inizio riconosciuta e Innocenzo III non temette di riconoscere la superiorità morale del giovane assisiate, "sognandolo" perfino nell'atto di sorreggere il Laterano cadente!

Like a Star @ heaven Ma la testimonianza più bella su Francesco catecheta del popolo di Dio la dà, verso il 1218, il vescovo di Terni Raniero, usando termini e immagini di 'luminosità':

sunny "In questa ultima ora, Dio ha illuminato la sua Chiesa con questo uomo poverello e di nessun pregio, semplice e senza cultura. Perciò siamo tenuti a lodare il Signore, ben sapendo che non ha fatto così con nessun altro popolo" (II Celano, 141) sunny

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MessaggioTitolo: Charles del Foucauld   Ven Gen 16, 2009 6:09 pm

Un uomo che vive...

Charles nasce a Strasburgo, in Alsazia, il 15 settembre 1858. A 6 anni rimane orfano di padre e di madre e viene accolto dal nonno materno.

"Io che sono stato, fin dall'infanzia, avvolto da tante grazie, figlio d'una santa madre..."

La guerra franco-prussiana lo costringe all'esilio e si rifugia col nonno a Nancy. Adolescente irrequieto, durante il liceo perde la fede.

"Mi allontanavo sempre più da Te, mio Signore e mia vita..."

Diventa sottotenente di cavalleria, muore il nonno, eredita un patrimonio e lo sperpera. Non tollera la disciplina e passa molto tempo agli arresti. Però è triste e si annoia. Lascia l'esercito comincia a viaggiare.
Ad Algeri prepara un viaggio clandestino all'interno del Marocco e ne trarrà riconoscimenti e premi per la rivelazione di territori sconosciuti agli europei.
In Marocco lo sconvolge la fede dei Musulmani. Ora "esplora" se stesso e cerca Dio. Gli sale dal cuore ...

"...una strana preghiera: Mio Dio, se esisti, fa' che ti conosca!"

...La vita di Nazaret....

A Parigi legge il Corano e la Bibbia. Vuole capire.
Ma ecco la svolta. Nella chiesa di Sant'Agostino, incontra un santo prete e si lascia afferrare da Dio: si inginocchia, si confessa, si accosta alla comunione.

"Appena ho capito che c'era un Dio, non ho potuto far altro che vivere per Lui solo".

Un pellegrinaggio in Palestina gli fa scoprire Gesù:

"Ho perduto il cuore per questo Gesù di Nazaret crocifisso 1900 anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto possa la mia debolezza".

D'ora in poi, segue Gesù,...

"...il Dio disceso all'ultimo posto".

Si fa monaco trappista in Siria, ma non vi trova "la vita di Nazaret" che sogna.
Lascia la Trappa e vive tre anni "solo con Dio" all'ombra del monastero delle Clarisse di Nazaret.
Torna poi in Francia dove diventa prete.
Parte allora verso la sconfinata "parrocchia" del Sahara algerino. Vuole "gridare il Vangelo con la vita" ai più lontani, "visistarli" come Maria, invitarli al "banchetto della vita".
Costruisce ai confini col Marocco una "fraternità" e passa lunghe ore di silenzio adorante davanti all'Eucarestia, mentre accoglie chiunque bussa, soprattutto i miserabili, gli schiavi. Ne riscatta alcuni. Scrive indignato contro la schiavitù.

....nascosto in Dio...

"Voglio abituare tutti gli abitanti, cristiani, musulmani e ebrei e idolatri a guardarmi come loro fratello - il fratello universale ...Cominciamo a chiamare la casa 'la fraternità'..."

Ma urge partire: ci sono popolazioni più isolate, i Tuareg, i Berberi, da loro non ci sono preti.
Il progetto è chiaro:

"Prendi come obiettivo la vita di Nazaret, in tutto e per tutto, nella sua semplicità e nella sua ampiezza...Ama Gesù con tutto il cuore e il tuo prossimo come te stesso per amore di lui...La tua vita di Nazaret può essere condotta dappertutto: vivila nel luogo più utile al prossimo".

Vive con i Tuareg, come loro, condivide ciò che ha e ciò che è. Stringe relazioni di amicizia. Pur di restare con loro accetta di non celebrare messa quando non ci siano cristiani presenti.

"Risiedere da solo nel paese è bene; vi è possibilità di agire, anche senza fare granchè, perchè si diventa 'del paese', vi si è così accessibili e piccolini!".

Non potendo conservare l'Eucarestia diventerà lui stesso 'pane spezzato'.

"Scegliamo il modello unico e siamo sicuri di fare molto bene perchè così non siamo più noi che viviamo, ma Lui che vive in noi; i nostri atti non sono più i nostri atti, umani e miserabili, ma i Suoi, divinamente efficaci".

...fratello di tutti...

Passa di pista in pista, di tenda in tenda: ascolta, osserva, trascrive:dei Tuareg studia la lingua e cultura, traduce poemi e canti, diventa la memoria di un popolo. Ha atteso invano fratelli e sorelle o anche un solo prete. Ora avverte l'esigenza di 'laici' che vivano il Vangelo ed evangelizzino al modo di "Priscilla e Aquila" (amici e collaboratori di Paolo) gratuitamente "dissodando il terreno", particando l'apostolato della bontà".

"Farsi tutto a tutti per salvarli tutti", ripete.

Per dare vita e opere torna tre volte in Francia, compone il Direttorio.
Scoppia la guerra del 1914. Miseria e solitudine si fanno più acute anche nel Sahara. Per difendere i nomadi da attacchi e razzie costruisce un fortino.
Aveva desiderato e pregato di "morire martire", di offrire con Gesù la vita per gli amici: la sera del 1° Dicembre 1916 viene sorpreso e ucciso da una banda di Tuareg ribelli alla porta del suo eremo. Era il 1° venerdì del mese, giorno di preghiera anche per i musulmani.

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MessaggioTitolo: SAN PAOLO   Dom Gen 25, 2009 3:37 pm

SAN PAOLO APOSTOLO

Uno dei più gloriosi trionfi della grazia divina è senza dubbio la conversione di S. Paolo, che la Chiesa celebra oggi con festa particolare. Era giudeo della tribù di Beniamino. Fu circonciso l’ottavo giorno dopo la sua nascita, ed ebbe il nome di Saulo. Apparteneva, come il padre, alla setta dei farisei: setta la più rigorosa, ma nello stesso tempo la più ricalcitrante alla grazia di Dio. Nemico accanito di Cristo, Paolo di Tarso, persecutore dei cristiani, diviene sulla via di Damasco l’apostolo che si lancia alla conquista del mondo pagano: tutte le nazioni dovevano imparare da lui che Gesù è il Figlio di Dio e il salvatore del mondo. Da quel momento Paolo è mutato da feroce lupo in docile agnello. La grazia di Dio opera in lui per formare il vaso di elezione, l’Apostolo delle genti per eccellenza.

[dalla Meditazione di Enzo del 25 gen 2009]

Come gli altri missionari cristiani, si rivolse inizialmente agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili».
I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono inizialmente l'Arabia (attuale Giordania), quindi soprattutto la Grecia e l'Asia minore (attuale Turchia).
Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l'osservanza dell'intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta, e, con il suo carattere energico e appassionato, riuscì vittorioso.
Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l'accusa di turbare l'ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell'imperatore – come era suo diritto, in quanto cittadino romano –, fu condotto a Roma, dove venne tenuto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo a continuare la sua predicazione. Venne decapitato probabilmente attorno al 64-67, durante la persecuzione di Nerone.

L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i vangeli si limitano prevalentemente a narrare parole e opere di Gesù, sono le lettere paoline che definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione – ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei successivi due millenni. Per questo alcuni studiosi contemporanei lo hanno identificato come il vero fondatore del Cristianesimo.

LE SUE FRASI

Like a Star @ heaven Non riesco a fare il bene che voglio, faccio il male che non voglio

❤ L'amore sopporta tutto, crede a tutto, spera in tutto, resiste a tutto. L'amore non tradisce mai.

Like a Star @ heaven La lettera uccide, lo spirito, al contrario, vivifica

❤ Dio ama chi dà con gioia.

Like a Star @ heaven Rallegratevi con i lieti e piangete con chi piange

❤ L'amicizia sorregge tutto, crede a tutto, spera tutto, sopporta tutto.

Like a Star @ heaven L'amore è un cerchio più forte della paura.

❤ La fede sposta le montagne.

Like a Star @ heaven Tutto è puro per i puri.
Anche se parlo la lingua degli uomini e degli angeli
Anche se possiedo il dono della profezia
Ed ho una fede così grande da spostare i monti
Se non avrò Amore, non sarò nulla.

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MessaggioTitolo: 31 gennaio   Ven Gen 30, 2009 4:40 pm

SAN GIOVANNI BOSCO

A nove anni il piccolo Giovanni Bosco ebbe un sogno che egli stesso definì "profetico" e che più volte raccontò ai ragazzi del suo Oratorio:
A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole. :]]]:
In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: "Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l'amicizia con il Signore è un bene prezioso". Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli. :]]]]:
In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: "Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?". "Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose - dovrai renderle possibili con l'obbedienza e acquistando la scienza". "Come potrò acquistare la scienza?". "Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante". "Ma chi siete voi?". "Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno". "La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome". "Il mio nome domandalo a mia madre". :§§§:
In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: "Guarda" Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c'era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: "Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli". Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell'uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: "A suo tempo, tutto comprenderai".


« uno sguardo non amorevole sopra taluni produce maggior effetto che non farebbe uno schiaffo » :**:

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MessaggioTitolo: da qualche tempo ........   Mar Feb 17, 2009 5:56 pm

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pensavo e ripensavo di quale Santo, non troppo conosciuto, avrei potuto parlarvi.
che sciocca, una storia antica e pur attuale era qui sotto i miei occhi, ma talmente quotidiana da passare inosservata......
e invece una giovane donna, nata nel 1843, ha lasciato un tale esempio che, anche qui ed ancora oggi, quattro o cinque suorine compiono, con una semplicità unica, ogni giorno, veri miracoli di carità.
non scappate!!! appena potrò, vi narrerò la storia della Beata Anna Michelotti, fondatrice delle "Piccole Serve del Sacro Cuore per i malati poveri".
parlerò di Lei, ma penserò a emiliana, clemenza, caterina, felice, rina, paola, angeline del madagascar ..... (tutti nomi familiari a cornigliano, con un bel Maria davanti!) che, come umili angeli, continuano la sua opera, instancabili e sorridenti.
ciao, ciao. a presto .....

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 1   Dom Mar 01, 2009 4:27 am

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A chi legge
Il presente profilo biografico-spirituale della Beata Anna Michelotti, vuole essere come l’ultima risonanza del centenario della sua morte.
Si propone specialmente – se a Dio piacerà – di suscitare e invogliare anime giovanili a vivere il suo ideale di assistenza ai poveri nell’Istituto da lei fondato e rigoglioso fin dagli inizi.
Il problema degli anziani oggi, più che ai tempi della Serva di Dio, è divenuto urgenza sociale e occorrono braccia forti e cuori generosi e materni, sorretti e sospinti dal Vangelo.
Anna Michelotti è un richiamo per chi si vuol mettere sulla via della consacrazione e impegnarsi in un apostolato urgente e fecondo.
Nel Santuario della Consolata in Torino, il cardinal Ballestrero diceva, commentando la ricorrenza secolare della Beata: «Vorrei sottolineare come la particolare dedizione agli ammalati in casa abbia bisogno ancora una volta di essere ripensata. Perché, quando uno è ammalato in casa sua, non ci sta più bene?... Perché i nostri malati (e anziani) non devono trovare prima di tutto nella loro famiglia il fervore della carità, la coerenza dell’affetto umano e cristiano?».
E soggiungeva l’esimio pastore della Chiesa torinese: «La Beata Michelotti ci interpella. Vorrei che tale interpellanza la sentissimo un po’ tutti, anche all’interno delle famiglie religiose e del clero. La cura di malati e anziani è opera di misericordia corporale e spirituale insieme: ambedue queste misericordie entrano nel gioco dell’assistenza, dell’attenzione, dell’affetto, per coloro che soffrono nella malattia o nell’ultimo tratto del cammino terreno».
La presente corsa biografica della Beata susciti vocazioni e animi spiriti aperti e volenterosi a seguirla per la via di una autentica dedizione agli altri, nello spirito del messaggio evangelico: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). [L.C. – Varese, 4 novembre 1988].

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 2   Dom Mar 08, 2009 5:08 pm

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1 - Nascita e giovinezza
La Beata Anna Michelotti, in religione Suor Giovanna Francesca della Visitazione, nacque nel 1843 ad Annecy, Alta Savoia, quando città e regione appartenevano agli Stati Sardi.
E’ figlia di un piemontese della Val di Susa – Giovanni Michele Telesforo Michelotti -, emigrato in cerca di fortuna, e di Pierina Muglier-Serand, piccola proprietaria.
Rimase presto orfana di padre e dovette la sua educazione cristiana alla mamma e all’ambiente religioso della sua parrocchia e città.
Fece la prima comunione a 12 anni, il 25 marzo 1855. Storicamente si può asserire che da quel giorno il suo ideale fu l’assistenza gratuita dei malati poveri a domicilio, imparata alla scuola della pia genitrice e di san Francesco di Sales.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 3   Dom Mar 15, 2009 4:42 pm

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Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,26)
«I poveri li avete sempre con voi» (Gv 18,8)

2 – Vocazione religiosa e speciale carisma
Fin dall’adolescenza Anna Michelotti volle donarsi interamente a Dio e servirlo secondo un disegno di apostolato che le è congenito e le dà un posto nella storia dei santi e nell’esercito della carità evangelica intesa in maniera genuina e radicale.
Senza prefiggerselo formalmente, la Beata Anna riprese ed attuò, sia pure in modeste proporzioni, il disegno caritativo di san Francesco di Sales rimasto frustrato nel secolo XVII per l’immaturità dei tempi.
Nella Filotea il Santo scrive: «Non contentarti di essere solamente povera come i poveri, ma sii più povera dei poveri. Sai come? Il Servo è da meno del padrone (Gv 13,16): fatti dunque serva dei poveri. Va’ a servirli quando giacciono a letto infermi e servili con le tue proprie mani; fa? Loro da cuoca e a tue spese; sii loro guardaroba e la loro lavandaia. O mia Filotea, codesta servitù è più gloriosa di un regno».
Questa, che sotto l’egida di santa Giovanna Francesca Frèmiot di Chantal doveva essere la vita e la caratteristica apostolica della Visitazione primitiva, divenne lo speciale carisma e l’ardua missione di Anna Michelotti, attraverso difficoltà e contrasti che hanno dell’incredibile.
Nata e cresciuta al centro della salesianità, la Beata va ritenuta tra le più fedeli e autentiche discepole del grande Vescovo di Ginevra: erede genuina del suo pensiero e del suo spirito. Non invano il giorno della prima comunione la mamma l’aveva accompagnata a visitare un ammalato povero, come atto di restituzione e di ringraziamento al dono eucaristico del mattino.
Nel corso della vita, con senso di profonda umiltà, la Beata Michelotti non si considerò mai l’interprete del suo grande Maestro, né pretese di arrogarsi una diretta filiazione del suo programma iniziale; ma a fondazione avvenuta lo considerò quale Padre e Patrono dell’opera, e ne lasciò il culto alle figlie.
Sua costante aspirazione fu di portare, come si è accennato, i nomi dei santi di Annecy. Per lei essere suor Giovanna Francesca della Visitazione significava far proprio e trasmettere ad altri il loro anelito caritativo in favore dei malati poveri a domicilio.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 4   Dom Mar 22, 2009 4:14 pm

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3 - Prima esperienza
La vocazione di Anna fu riconosciuta - quando essa aveva 15 anni - dallo zio paterno don Giacomo Michelotti, durante il suo primo soggiorno in Piemonte, ad Almese - paese natale del padre -, nel 1858. Ci fu allora anche una visita a Torino, campo del suo futuro apostolato.
Le esperienze iniziali tuttavia, secondo impercrutabili vie della Provvidenza, ebbero luogo in Francia e precisamente a Lione, per lo spazio di oltre un decennio.
Nel 1860, allorché aveva 17 anni, la Beata era a Lione presso le Suore di San Carlo - dedite all'insegnamento - per motivo di studio. Anzi, il 22 agosto 1862 vien ricevuta come novizia e fa la vestizione.
Non era la strada che Dio le tracciava, ma solo una tappa in preparazione al vero cammino ancora molto lontano. Depone ai processi informativi suor Giacomina Arosio, delle Piccole Serve del Sacro Cuore: «Dalla stessa venerata Madre con la quale convissi otto anni appresi che passò i primi tempi in famiglia; e che più tardi fu presso le Suore di San Carlo di Lione, dalle quali uscì, non trovando le finalità dell'Istituto corrispondenti ai suoi desideri e alle sue inclinazioni».
La Beata Fondatrice, afferma un altro testimone ai medesimi processi, non era «portata a insegnare». Ambiva «un ministero di umiltà e di carità verso i malati poveri».

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 5   Dom Apr 05, 2009 6:49 pm

affraid affraid affraid affraid affraid
altro che scherzo da .....!!!
e anche qui manca la domenica 28 marzo!!!
affraid affraid affraid affraid affraid
ma ecco il ripristino Exclamation
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4. La signorina dei malati poveri
Uscita dalle suore di San Carlo nel 1863, in attesa di meglio conoscere i disegni della Provvidenza, la Michelotti passò come istitutrice in casa dell’architetto Charvet, che le affidò la cura di due figlie in ancor tenera età.
A quel tempo Anna Michelotti fu conosciuta a Lione come «la signorina dei malati poveri», segno evidente che dedicava il tempo libero alle opere di misericordia secondo le aspirazioni che portava da Annecy.
Furono quelli anni difficili e di molte avversità. Le morirono la madre e l’unico fratello, per cui rimase sola al mondo, in balia di avvenimenti che sembrarono prima favorirla e poi travolgerla.
L’ansia di dedicarsi a Dio e dedicare le sue forze ai malati poveri fu l’ancora di salvezza cui si aggrappò sperando contro ogni speranza.
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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 6   Dom Apr 05, 2009 6:52 pm

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5 - Seconda esperienza
Dalla casa dell’architetto Charvet la Beata Anna passò alla convivenza con certa signorina Dufaut, chele fu o le divenne compagna nel servizio volontario dei malati a domicilio.
Il fatto destò interesse in città e mosse l’iniziativa privata, se pure in direzione diversa dalle idealità e finalità che stavano in cima ai pensieri della Michelotti.
Infatti alla Dufaut, maggiore di età e più conosciuta a Lione, si rivolse il conte de Murard, in nome del laicato cattolico cittadin, perché si desse vita a un centro assistenziale di «Piccole Serve», da inviare al capezzale di malati e morenti, per l’assistenza spirituale, soprattutto di miscredenti e persone lontane da Dio. In realtà non era tutto il progetto che la Beata portava nel cuore e perseguiva con indomabile tenacia.
L’opera fu avviata nel 1869. Per forza di cose la Michelotti divenne il braccio destro della Dufaut, che non parve all’altezza del compito di fondatrice e guida.
Gli equivoci e contrasti fra le congregate, che volevano instaurare una forma di vita religiosa, i promotori laici disposti a sostenere un gruppo di «infermiere», non di suore, e la Curia diocesana, che aveva benedetto e incoraggiato il sodalizio, ma con divieto di portare abito o divisa religiosa, fecero fallire presto l’impresa.
La Beata Anna per motivi personali si era distaccata dalle «PiccoleServe» di Lione poco prima che si sciogliessero. La dispersione avvenuta nel 1870 a causa della guerra franco-prussiana, l’aveva portata in Italia, presso i parenti della Valle di Susa, che ammirarono e documentarono ai processi l’eroico esercizio delle sue virtù a quel tempo, di solitudine, di ritiratezza e di raccoglimento in Dio.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 7   Lun Apr 20, 2009 12:26 am

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6. La fondazione a Torino nel 1875
In Italia la Michelotti tornò definitivamente sul finire del 1871.
Dalla Francia si era prima trasferita per qualche tempo ad Annecy, e trovandosi in preghiera alla Visitazione, vicino agli altari di san Francesco di Sales e di santa Giovanna Francesca di Chantal, aveva sentito fortemente «la vocazione a istituire un’opera per l’assistenza degli infermi poveri». Maturò il progetto ad Almese, nella terra di suo padre, e decise di attuarlo, cominciando da sola nel capoluogo del Piemonte.
Con il consiglio e l’appoggio di prudenti ecclesiastici si stabilì a Moncalieri. Di lì ogni mattina raggiungeva Torino. Suo piano d’azione era: cercare, con l’aiuto del clero, case e abitazioni di malati poveri, farsi conoscere e mettersi a loro servizio. Chiodo fisso di Anna Michelotti: diventare la serva dei bisognosi a domicilio, senza retribuzioni o compensi.
Nell’estate del 1874 mons. Lorenzo Gastaldi, arcivescovo di Torino, dava a Don Lotteri, nella cui parrocchia di Santa Maria di Piazza aveva preso alloggio Anna Michelotti, la facoltà di benedire, a lei e alle due prime compagne, incontrate sul cammino, l’abito religioso. Nascevano così le «Piccole Serve del Sacro Cuore per l’assistenza dei malati poveri», e la fondatrice diveniva suor Giovanna Francesca della Visitazione, come da tempo sognava.
L’inizio ufficiale dell’Istituto, con approvazione previa dell’Ordinario, ebbe luogo il 2 ottobre 1875. Quel giorno la Beata e le due compagne che per oltre dodici mesi si erano esercitate nel nuovo genere di vita, emettevano la professione col quarto voto «di servire gl’infermi poveri gratuitamente».
Più tardi mons. Lotteri, divenuto ufficiale di Curia, dichiarava: «Attesto che per tutto il tempo nel quale l’ho conosciuta, sia prima che dopo la fondazione, ho sempre riconosciuto in lei una persona di grande pietà, di sacrificio, di abnegazione, di specchiata riservatezza e modestia nel tratto, nello sguardo, nelle parole, e soprattutto di longanime pazienza, per cui l’ho creduta ripiena dello Spirito del Signore e da lui destinata all’opera cui si era accinta». E’ il primo autorevole panegirico della Beata, si potrebbe dire fondatrice senza grande stuolo di seguaci. Essa però confidava in Dio, e il suo sostegno non le sarebbe mancato.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 8   Sab Apr 25, 2009 9:10 am

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7. Alterne vicende
La fondazione di Madre Michelotti non ebbe un cammino facile. Nacque e si sviluppò sotto il manto della più austera povertà, che parve rasentare lo squallore e la miseria, e in qualche momento mise a repentaglio l’opera. «La povertà – afferma un teste ecclesiastico ai processi – fu il contrassegno dell’Istituto fin dagli inizi». Per il sostentamento delle suore, e anche per aiutare gl’infermi presi in assistenza, la Beata Anna ricorse alla questua, prova e segno di suprema povertà e di carità senza limiti.
Decessi a catena, in secondo luogo, tolsero alla Fondatrice soggetti nei quali riponeva le sue speranze e portarono l’opera fin quasi al naufragio sul nascere, mentre faticosamente muoveva i primi passi. Sembrava che l’Istituto, innaffiato con sudori e lacrime di sangue, sfuggisse continuamente di mano alla Fondatrice, obbligandola a ricominciare da capo.
Forte e fidente in Dio, Madre Michelotti era solita ripetere nelle ore difficili: «L’opera non è mia. Dio la vuole: Egli la sosterrà». Così fu.
Non mancarono difficoltà e contrasti anche all’interno dell’istituzione, che fecero molto soffrire la Fondatrice e misero a dura prova il suo spirito di rinuncia e di immolazione. Con fortezza eroica la Beata seppe far fronte alle ora più amare della vita, tra cui l’esonero dalla carica di Superiora dell’Istituto per motivo di salute un mese prima della morte. Questo avvenne ad opera della stessa autorità ecclesiastica ignara della realtà dei fatti. La Provvidenza tuttavia in quel frangente permise che la Beata scegliesse chi doveva prendere il suo posto. E fu una scelta felice,da cui dipese la continuazione dell’Istituto e la conservazione gelosa del suo spirito.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 9   Dom Mag 03, 2009 9:36 pm

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8. Fastigio di carità e di santità
Madre Michelotti fu donna d’insigne carità. In lei natura e grazia, doti femminili e ideale evangelico, si fusero mirabilmente sino a dare il tipo della religiosa dedita al sollievo dell’indigente. «Programma della sua esistenza – afferma il teologo Bonifetti , che le fu vicino negli ultimi tempi della vita – fu essenzialmente questo: servire Dio nella persona degli ammalati poveri. Parlava del suo ideale con entusiasmo e ardore ammirevole:»
Alle figlie inculcava di considerare gli ammalati come «padroni»; e insieme con il bene temporale cercava quello spirituale degli infermi: «Portatemi anime – ripeteva alle figlie – non soldi»; «Voglio anime, non compensi».
Il primo cappellano della Casa Madre, don Fedele Calo Savio, attesta: «Parlando con lei si aveva l’impressione di trovarsi di fronte a una persona superiore per virtù morali, e veramente angelica».
Si legge ancora nei processi: «Posso dire – è una Piccola Serva a deporre – che la Madre praticò le virtù in sommo grado. Nonostante difficoltà e contrasti, e la malferma salute, fu costante, fedele, esemplare nel compimento dei doveri». «Per il tempo di mia conoscenza – ribadisce un’altra religiosa dell’Istituto – posso dire che la Madre praticò in modo perfetto le virtù, delle quali esigeva l’esatta osservanza».
Fu infatti religiosa di continua preghiera, d’intenso fervore eucaristico, di amore sconfinato al Sacro Cuore e alla passione di Cristo, di esimia pietà mariana. Sue virtù caratteristiche furono l’umiltà, la povertà e la fortezza. Fu definita: «Anima virile in corpo di donna».
E il cappellano don Savio ebbe a dichiarare: «Gran parte della venerazione che ebbi per lei nasceva dalla fortezza d’animo dimostrata nei patimenti e nelle contrarietà».

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 10   Dom Mag 10, 2009 2:52 pm

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9. Donna Pia
La Beata Michelotti, come si rileva da chi ebbe la fortuna di avvicinarla, fu donna pia. Donna innanzi tutto di Dio, che vive il mondo della grazia in pienezza di interiorità e di attività esteriore.
Pia fin dall’infanzia e dalla giovinezza; pia nelle peregrinazioni e peripezie della vita in Francia, in Savoia e nell’Iyalia Settentrionale. Non uscì da Piemonte e Lombardia, ma arrivò al Sacro Monte di Varese e salì al Santuario di Oropa; senza dire delle ripetute corse ad Annecy, dov’erano i dolci ricordi infantili, e dove conservò la casetta natale fino alla morte, percependone le modeste rendite, passate ai bisogni dell’Istituto.
In tutte queste vicende la Beata ispirò la sua condotta e il suo operare alla Visita di Maria SS.ma a Santa Elisabetta, secondo il pensiero di San Francesco di Sales. I suoi passi in cerca dei poveri e di collaboratrici sono i passi di Maria verso le montagne di Giuda; e in ogni abitazione Anna Michelotti, come la Madre di Dio, presta servizi umili e modesti.
La sua devozione mariana è impostata sulla Vergine che porta Gesù nella casa dei poveri, e allieta con la presenza e le prestazioni chi è nel bisogno. Non per nulla si era chiamata Giovanna Francesca di Santa Maria della Visitazione.
Con la pietà mariana spicca nella Beata l’amore alla preghiera e il fervore eucaristico. Quante volte stando in giardino, nella casa centrale adagiata sulla collina di Valsalice, volgeva il suo sguardo alla cappella in cerca dello Sposo. Quanto fu assidua adoratrice dell’Eucaristia; al punto che un mattino il sacerdote arrivato per celebrare la trovò in estasi.
Pia nel senso genuino della pietà cristiana e religiosa; anzi maestra di pietà alle figlie, che da lei imparavano come si agisce nella vita della congregazione. Se non si è anime pie non si può essere anime pienamente consacrate. Fu il suo insegnamento.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 11-12   Dom Mag 31, 2009 9:06 am

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10. Donna forte
Forte nell’adesione incondizionata all’ideale che Dio le aveva posto nel cuore. Lo avvertì –come si è detto – il giorno della Prima Comunione nel visitare con la mamma un povero solitario. Nacque così il suo amore verso i poveri, con il desiderio incontenibile di aiutarli. Il dono dello Spirito andò sviluppandosi a misura che avanzava negli anni.
Il lungo soggiorno a Lione, cui si è pure accennato, le offrì la possibilità di conoscere la vita religiosa e di fare le prime esperienze. Non ne rimase interamente soddisfatta: l’ideale che vagheggiava era di costituire una Famiglia consacrata interamente ed esclusivamente ai poveri.
Nulla fermò o fece arretrare madre Michelotti dal suo ideale. Non ci fu ostacolo, difficoltà o prova che la inducessero a cambiare strada. Qualcuno la poté credere scontenta, irrequieta, quasi agitata o alla ricerca di impossibili avventure. Servire gratuitamente a domicilio pareva un sogno, una chimera.
Sostenuta dalla grazia, la Beata non rinunciò a una virgola del suo ideale.per lei l’ideale valeva davvero più della vita. E riuscì, sia pure faticosamente, ad attuarlo in Torino e a Milano.
Fu il carisma di Dio ad umile creatura. Con volontà sicura essa lo trasmise, come lo sentiva, alle prime figlie e compagne; e oggi ha una storia più che centenaria, rimane saldo nel suo Istituto, ed è arrivato fino alle missioni del Madagascar, che annovera già i primi soggetti, quale promessa di più ampio e fruttuoso avvenire.

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11. Donna coraggiosa
Pia e forte, Anna Michelotti fu anche donna coraggiosa nel portare a termine la sua missione, l’impresa che Dio le aveva affidato.
Un coraggio il suo che sa di eroismo. Basta pensarla al suo arrivo in Torino: sola, sconosciuta, straniera, pratica sì e no della lingua e della città, senza mezzi di fortuna. Un trapianto che solo il coraggio poteva rendere fecondo.
La madre ebbe il coraggio di non scoraggiarsi mai, di iniziare da sola, portandosi negli abbaini dei poveri, e di ricominciare dopo insuccessi, peregrinando da un posto all’altro. Ebbe il coraggio di cercare compagne e di trovare finalmente una stabile dimora sulle pendici della collina torinese. Non si saprà mai, per mancanza di documenti, come riuscì ad acquistare la casa madre di Valsalice, dove si conservano e sono in venerazione i suoi resti mortali. Quella fu la casa del miracolo.
Perciò nel centenario de3lla morte è utile guardare con giusto criterio alla movimentata figura di madre Michelotti e alla linearità della sua fondazione, portata avanti con spirito evangelico, in grande povertà e all’insegna di non comuni sofferenze e umiliazioni.
La si scorge piissima nel seguire lo spirito della Visitazione, energica e gagliarda nel sostenere l’ideale ricevuto dalla Provvidenza, intrepida nell’attuare i disegni del cielo, che parevano sfida alla prudenza terrena.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 13   Dom Mag 31, 2009 9:08 am

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12. Morte
La Beata Michelotti morì a soli 45 anni di età, il 1° febbraio 1888, consumata dalle fatiche, dalle penitenze a da congenita debolezza bronchiale.
All’udire il giorno prima che era morto don Bosco –del cui consiglio s’era più volte servita nelle vicende dell’apostolato torinese – Madre Michelotti esclamò: «Oggi a lui, domani a me. Ci rivedremo presto in paradiso».
In tredici anni, densi di fatiche e di avvenimenti, aveva fondato e rifondato, si può dire, l’Istituto delle Piccole Serve del Sacro Cuore, gli aveva dato la carica di un forte ideale e di una sana spiritualità, e se pur con solo qualche diecina di professe nelle opere di Torino e Milano, lo lasciava con buone prospettive di sviluppo.
Gli oltre cento anni della sua esistenza (1875-1988)al coincidere con la solenne celebrazione del Centenario della morte, ne dimostrano la vitalità, soprattutto se si tiene presente che dal 1970 l’Istituto lavora con zelo apostolico anche nelle missioni del Madagascar.
Le virtù eroiche di suor Giovanna Francesca della Visitazione di Santa Maria vennero proclamate il 21 giugno 1966 da Paolo VI e il miracolo per la sua elevazione all’onore degli altari è stato riconosciuto il 23 maggio 1975.
Il 1° novembre dello stesso anno il papa Paolo VI la proclamava Beata in Piazza San Pietro alla presenza di una folta assemblea, tra la gioia e l’esultanza delle sue Figlie e degli ammalati poveri.

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MessaggioTitolo: Beata Anna Michelotti - 14   Dom Giu 07, 2009 9:07 am

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13. Attualità del messaggio della Beata Anna
La vita della Beata Anna Michelotti, interamente consacrata all’amore di Dio e al servizio dei fratelli, dimostra una volta di più quanto afferma la Costituzione Lumen gentium del Vaticano II: «Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo (2 Cor 3,18), Dio manifesta agli uomini la sua presenza e il suo volto. In loro è Egli stesso che ci parla» (n. 50).
Nell’esercizio delle virtù, specialmente della più pura e generosa carità evangelica, la Beata Anna Michelotti appare trasformata nell’immagine del Salvatore, del quale volle interpretare l’amore ai poveri e ai bisognosi, infermi nell’anima e nel corpo.
La santità intraprendente e multiforme della Beata contiene un messaggio che risponde anche alle attuali esigenze della Chiesa.
La vita di Anna Michelotti, innanzi tutto, dimostra la perenne vitalità e fecondità dei consigli evangelici, «dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva» (LG 43). Donandosi interamente a Dio «sommamente amato» (ivi, 44), e aderendo senza riserve alla «forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò quando venne al mondo per fare la volontà di Dio» (ivi), quest’umile figlia del popolo, sola e senza mezzi di fortuna, fece una scelta irrevocabile che potenziò le sie possibilità e capacità umane, la rese efficace strumento di carità nella chiesa, e le permise di istituire una famiglia religiosa impegnata a sollevare le miserie dei fratelli. Anche oggi, per coloro che intendono «seguire Cristo con maggiore libertà e imitarlo più da vicino» (PC 1), lo stato di consacrazione è valido e attuale progetto di vita, e dischiude orizzonti immensi di servizio alla elevazione e al bene spirituale dei propri simili.
In campo sociale e assistenziale, poi, Anna Michelotti è figura esemplare, altamente dinamica e aperta alle necessità dei tempi.
Il suo campo furono i malati poveri da servire gratuitamente a domicilio. Rifacendosi agli ideali e allo spirito di San Francesco di Sales, la fondatrice delle Piccole Serve del Sacro Cuore intese vivere e far vivere nella sua istituzione le parole di Gesù: «Ero infermo e veniste a visitarmi» (Matteo 25,36).
I bisogni del mondo di oggi nel settore delle prestazioni e dell’assistenza infermieristica in ambulatori, ospedali e case private, specialmente tra i poveri, gl’indigenti e le popolazioni del terzo mondo, fanno di Anna Michelotti - «la madre dei malati poveri», come la tratteggia un suo biografo, - un modello di carità operosa e disinteressata, degno di essere presentato alla ammirazione e alla imitazione dei fedeli.
Non sorgeranno anime generose che vogliano mettersi alla sua scuola?
E’ la grande attesa del nostro tempo: uno dei bisogni più urgenti della nostra società, che in gran parte invoca assistenza, aiuto e conforto.

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MessaggioTitolo: Fra Pio Robotti - 1   Dom Giu 14, 2009 4:37 pm

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14 giugno

ho ritrovato il libretto diffuso dalla parrocchia di san giacomo, in occasione della solenne traslazione (concessa nel 2005, su istanza del buon padre giacomo, dall’allora Arcivescovo di Genova Cardinale Tarcisio Bertone) dal cimitero di Coronata alla cappelletta dedicata a San Gaetano (che noi chiamiamo familiarmente “della marina”) delle spoglie di un umile frate “che per cinquant’anni dedicò tutto se stesso all’educazione dei giovani di Cornigliano, nella fede e nella fraternità”, come si legge nella lapide ricordo posta nel ricreatorio a venticinque anni dalla sua scomparsa.
Tanto il bucum continua ad essere a mia completa disposizione, per cui inizio oggi con qualche data, in seguito con la sua storia.

13 giugno 1867 – Carlo Giuseppe Robotti nasce a Frugarolo (AL).
marzo 1896 – Carlo G. Robotti veste l’abito domenicano a Chieri (TO) e prende il nome di Fra Pio.
19 marzo 1897 – Fra Pio fa la sua professione religiosa.
anno 1900 – Don Alessio Dufour dona alla Parrocchia di San Giacomo i locali di Via Minghetti dove ha inizio il Ricreatorio parrocchiale S. Giuseppe.
anno 1902 – Padre Agostino Della Casa, nuovo parroco di S. Giacomo, è affiancato da Fra Pio, inviato definitivamente a Cornigliano dove inizia l’umile e paziente lavoro nel ricreatorio.
4 giugno 1944 – la chiesa di S. Giacomo ed il convento sono distrutti dal bombardamento aereo.
12 aprile 1950 – muore Fra Pio.

1- da: Frati dell’Ordine dei Predicatori - Atti del Capitolo provinciale del 1951 – Genova-Castello
Nato a Frugarolo il 13 giugno 1867 conobbe i Domenicani nel convento di Santa Croce di Boscomarengo, fondato da San Pio V, dove pure apprese dai padri i primi elementi dell’arte musicale. Sebbene delicato di costituzione, fu per le sue belle doti morali,ricevuto nell’ordine in qualità di fratello converso, nel marzo del 1896. vestì l’abito del convento di Chieri e, l’anno dopo, nella festa di San Giuseppe, fece la professione.
Per qualche tempo disimpegnò lodevolmente l’ufficio di portinaio e di sacrestano nel convento di Chieri e in quello di Poirino e nel contempo prendeva cura dei ragazzi che frequentavano la Sacrestia, formando la Pia unione dei Tommasini, donde trasse parecchie buone vocazioni per l’ordine nostro.
Nel 1902 fu assegnato nell’importante Convento-Parrocchia di Genova-Cornigliano, che rimase sino alla sua morte il campo della sua attività svariata e mirabilmente feconda.

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MessaggioTitolo: chi non posta in compagnia ........   Mar Giu 16, 2009 3:33 pm

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ecco il pstino che "posta" ciò che silvia- luce avrebbe dovuto postare:

LA PACE VERRA'
Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...
LA PACE VERRA'
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora...
LA PACE VERRA'
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...
LA PACE VERRA'

(Charles de Foucauld)
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MessaggioTitolo: dott.cretinico sciosciammocca...   Lun Giu 22, 2009 11:01 am

VI PRESENTO DON DOLINDO RUOTOLO...O’ VECCHIARIELLO D'A MADONNA...
IL SACERDOTE DOLINDO RUOTOLO, AUTENTICA PERLA DEL CLERO NAPOLETANO. TERZIARIO FRANCESCANO, NACQUE A NAPOLI, IN VICO CARBONARI A FORCELLA N.16, IL 6 OTTOBRE 1882.
AUTORE DI UN PODEROSO E ORIGINALE COMMENTO ALLA SACRA SCRITTURA IN 33 GROSSI VOLUMI, DI SCRITTI DI TEOLOGIA, DI ASCETICA E DI MISTICA,DI MIGLIAIA DI LETTERE DI DIREZIONE SPIRITUALE; FINE PSICOLOGO E CONOSCITORE COME POCHI DELLA PROBLEMATICA DELL'ANIMA UMANA.


"Il suo nome è Dolindo che vuol dire, dolore".

Il Sacerdozio

Il sacerdote è un’ostia vivente offerta in Cristo a Dio Padre per la salvezza dei peccatori. Egli è il polmone dell’umanità, metabolizza la miseria del peccato nell’aria purissima della grazia e della vita eterna. Il sacerdote è un operatore di grazie, un restauratore del vasellame di Dio, la sua opera è il frutto della sua preghiera e attraverso il sacrificio e la preghiera i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i morti risorgono.

L’opera di un santo sacerdote è ignota a lui stesso, è Dio che opera in lui, egli non sa né vuole usurpare per sé il merito che è solo di Dio. Così Dolindo, che già portava nel nome la trafittura delle spine che gli passeranno le carni durante tutta la sua vita, riteneva di essere per sé un nulla, uno sciosciammocca, un incantato di Dio, un innamorato della Vergine.

Perché possa stabilirsi la comunicazione con l’infinita potenza di Dio è necessario per l’uomo occupare l’altra polarità ad essa coniugata: il nulla. Quanto più l’uomo si annulla davanti a Dio tanto più riesce a effondere la sua potenza nell’effluvio della carità.


La sua sapienza non brilla per vanagloria di umana scienza ma per il decoro di divina illustrazione dei fondamenti della fede cattolica verso cui concorre, come a sua foce, ogni percorso di umana dottrina. Riposava ancora giovinetto presso l’immagine della Vergine prediletta e tutto confuso per la disuguaglianza tra l’onere intrapreso e il naturale ingegno, poco brillante, di giovane aspirante al grande ufficio di sacerdote, si rivolse alla sua Mamma celeste e nel suo cuore così pregò: “se è volere tuo che io divenga sacerdote di Dio, versa sul capo mio i tesori di scienza e di virtù sì che io per te ne divenga degno”. Un sonno placido scese sul ciglio del devoto bambino orante e con il sonno la Madre gli instillò i sette doni dello Spirito Santo. Egli li usò dal suo risveglio e fino alla fine come tastiera del suo armonium interiore su cui cantava a gola piena le lodi della Trinità e di Maria.

Un altro figlio di Gesù nello stesso tempo e in altro luogo -Padre Pio da Pietrelcina- compiva nel suo corpo quello che manca alla crocifissione di Gesù. Per cinque fori egli ha versato il sangue come un’icona vivente di Cristo ed egli solo, nella profondità della sua chiaroveggenza, sapeva ed indicava ai suoi fedeli che un fratello suo, Dolindo, pativa nell’anima e nel corpo uguali pene per la salvezza delle anime e per la gloria della Chiesa di Cristo.

O’ Vecchiariello d'a Madonna

Non c’è santità senza devozione mariana. Il popolo, nella percezione intuitiva che possiede delle anime, aveva bene appellato don Dolindo come il “vecchietto di Maria”, quasi ad indicarne una appartenenza, il matronimico. Effettivamente don Dolindo fu tutto di Maria; egli ha celebrato le lodi più belle della Vergine, ha cantato per Lei e insieme a Lei le melodie più soavi. Maria è per lui il sospiro dell’universo e la magnificenza delle anime, il cantico della Trinità. Incomparabile resta il suo commento al Magnificat ispirato e dettato dalla Vergine che veniva a istruire il piccolo cenacolo di don Dolindo.
Fulcro di tale devozione mariana era la preghiera del Santo Rosario, che egli recitava meditando le stazioni della vita, morte e resurrezione di Gesù sulla sua corona, costantemente impugnata e che usava come una verga mosaica per battere alle porte del cielo e impetrare grazie o come una spada contro le tentazioni e gli assalti del demonio.

I Prodigi

Infinite sono le testimonianze di guarigioni miracolose avvenute, di tubercolosi guarite, di arti risanati, di suicidi deliberati e per suo intervento non giunti a compimento, di aiuti segreti dati a tutti quelli che in segreto chiedevano. Si tratta di quei bisogni che affliggono i piccoli nelle piccole faccende quotidiane: la malattia di un figlio, un esame da superare, un lavoro da trovare, il miracolo -insomma- del pane quotidiano, il più straordinario in una città -Napoli- afflitta da sempre dalla povertà e dalla abiezione.
Il conforto agli infermi era la cura sua particolare che non interrompeva neppure se c’era pregiudizio della sua salute. Riceveva tutti, per tutti pregava, per tutti soffriva. Non amava le delicatezze del cibo e del vestito, sopportava il freddo e la fame e fu visto camminare nella neve senza calzini ai piedi.

La sua pazienza era una virtù eroica; sapeva -per interiore ispirazione- che il male del mondo dilegua nella carità di un cuore paziente. Nell’uomo vedeva il Figlio di Dio sofferente, preferì oscurare sé stesso perché potesse brillare negli altri quella luce, quantunque tenue, che illumina ogni uomo che viene al mondo ed è la vita di Dio in noi. Nulla gli fu più caro della Chiesa, non permetteva ad alcuno di compatirlo diffamando la Madre-Chiesa. Proclamava solennemente che Essa è la Madre dei Santi, che solo nella obbedienza alla Chiesa cattolica e al Santo Pontefice possono fiorire le piante del Paradiso e che la santità è una merce che si paga al banco del dolore.



Percepiva la presenza, durante la celebrazione eucaristica, della Vergine, dei Santi e degli Angeli custodi degli astanti e il suo cuore si gonfiava di gioia. Egli aveva un cuore grande, traboccante d’amore fino a forzare a cupola -per paramorfosi- l’anatomia delle vertebre toraciche. La sua benignità soccorreva le anime in bisogno anche da lontano; fu sentito coprire col suo manto nelle angosce notturne malati destinati alle sale chirurgiche, intervenire egli stesso durante operazioni chirurgiche disperate, prescrivere a malati abbandonati dalla scienza medica inconsuete e miracolose ricette sotto lo pseudonimo ìlare di dott. Cretinico Sciosciammocca.

La santità non aveva in lui nulla di burbanzoso, la sua austerità di costumi non confliggeva con la sua natura mediterranea perché la sofferenza di un santo non estingue la gioia, la manifesta. La parodia della scienza ufficiale, che usciva sconfitta dalle diagnosi e dalle terapie di Padre Dolindo era occasione per un affidamento del malato alla speranza nell’amore di Dio e della Vergine e suonavano così:- rimedio umano: sciroppo di pedate raffreddate, rimedio sovrano: balsamo di unione alla divina volontà con gocce luminose di Ave Maria-.

La sua santità fa tremare anche l’Inferno. Come i demoni si sottomettevano a Gesù e pubblicamente dichiaravano che egli era il Figlio di Dio, come Padre Pio da Pietrelcina, nelle sue lotte contro il demonio, riusciva a vincerlo per i meriti delle piaghe di Cristo, allo stesso modo Padre Dolindo, in occasione degli esorcismi che egli praticò, scacciava imperiosamente il demonio dal corpo dei posseduti imprecanti contro di lui. Si sa che i demoni obbediscono solo a chi opera con il dito di Dio; un giorno, infatti, che un demonio resistente alla pratica esorcistica si faceva beffe di lui, Padre Dolindo, afferrata una corda, cominciò a flagellarsi e con la sua penitenza inflisse a quel demonio tale dolore da costringerlo ad abbandonare la sua sventurata vittima.

La Morte

Mirabile agli occhi di Dio è la morte dei giusti. Il giusto vive costantemente nell’ora della morte, se la prefigura come il dolce abbraccio della Sposa allo Sposo.
La meditazione costante della morte fa parte del precetto della Chiesa al cristiano e Padre Dolindo aveva istruito nei suoi libri, nelle sue prediche e nelle sue meditazioni i suoi seguaci sul mistero della vita, della morte, del giudizio, dell’Inferno, del Purgatorio, del Paradiso, che egli aveva illustrato con tanta ricchezza di immagini da apparire quasi uno che l’avesse, come Paolo, visitato in virtù di un mistico rapimento. Tutti i tesori, però, che Iddio ha preparato per noi devono essere scontati con l’agonia del nostro corpo mortale, che morde anche con denti cariati la carne nella quale l’anima cristiana aspira al Paradiso.

All’alba del 19 novembre 1970, giorno della dedicazione della Basilica di SS. Pietro e Paolo, le condizioni del Padre si aggravarono; senza perdere conoscenza egli scandiva il quadrante del suo ultimo giorno con le lancette della Salve Regina. Intorno a lui si effondeva un clima di mistero. Non ingoiava più ma non cessò di desiderare quel Cibo di cui si era nutrito per l’intera sua vita. Padre Giovanni Galasso pietosamente glielo offrì dopo averlo assolto. Nel generale raccoglimento si diffuse nell’aria un profumo di gigli, sentito dai presenti e accolto come stigma ultimo della sua santità. All’improvviso, alle 17.13, nell’ora che gli Angeli di Dio mietono la terra e presentano al Padre il raccolto da ammassare nei suoi granai, come per un’improvvisa rigenerazione del corpo, causata da una visione di cielo, la sincope degli arti contratti si distende. Il peso delle membra lèvita per una misteriosa virtù che le solleva, egli balza lieto sul letto come per andare incontro a una visione, quella della Madre sua Celeste, a cui aveva consacrato la sua vita e le sue opere.

Sorrideva il suo volto di ineffabile beatitudine, la pietà delle sue figlie spirituali adagiò il capo reclino sul guanciale e giacque nella sua casa. Il cordoglio dell’intera città di Napoli, che andò in processione a salutarlo, fu temperato dall’ammirazione della gloria che Iddio riserva ai Santi suoi.

L’amore di Gesù per i suoi amici fu tanto grande che egli lasciò l’Eucarestia come testamento della sua presenza tra i suoi; anche Padre Dolindo non si allontanò dai suoi senza una promessa, quella di impetrare dalla Vergine e da Gesù tutte le grazie di cui essi avrebbero avuto bisogno e che se avessero bussato alla sua tomba egli non avrebbe cessato di ascoltarli e di esaudirli.

Così è invalso il costume presso i napoletani di bussare per tre volte in nome della SS. Trinità, sul marmo del suo sepolcro nella chiesa della Vergine di Lourdes -a Napoli- ove giace. Quivi la pietà mista al bisogno fa lasciare sulla tomba suppliche e richieste di aiuto.

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MessaggioTitolo: da "le preghiere di Raoul Follereau"   Dom Nov 29, 2009 1:32 am

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Signore, continua ad amarci!

Che strano traffico con il buon Dio!
Signore, dammi questo!
Signore fammi capire quest'altro!
Signore, guariscimi!

Come se Dio non conoscesse, molto più di noi,
quello di cui abbiamo bisogno.

Un bambino suggerisce forse alla mamma:
«Preparami quella pappa»?
Un malato al suo dottore:
«Mi prescriva quella medicina»?

Chi può assicurarci se quel che ci manca
non sia peggiore di quel che abbiamo?

Allora tentiamo soltano questa preghiera:
«Signore, non cessare d'amarci,
mai ...»

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MessaggioTitolo: Re: SANTITA': UOMINI E OPERE   Dom Dic 20, 2009 6:51 pm

una delle più belle preghiere che abbia mai sentito...grazie lillo.

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MessaggioTitolo: San Giovanny Maria Vianney   Dom Apr 25, 2010 8:02 pm

IL MESSAGGIO DEL SANTO CURATO D'ARS
Il messaggio che oggi ci offre il Santo Curato d’Ars, riassunto in alcuni punti…

Uomo di preghiera
Lunghi momenti di preghiera davanti tabernacolo, un’autentica intimità con Dio, un abbandono totale alla sua volontà, un volto trasfigurato…ecco quello che toccava il cuore di coloro che lo incontravano e che lasciava intravedere la profondità della sua vita di preghiera e della sua unione con Dio. Fu questa la sorgente di un’autentica amicizia con Dio e di una grande gioia : « Mio Dio, io vi amo, ed il mio unico desiderio è quello di amarvi fino all’ultimo sospiro della mia vita ». Tale amicizia sottintendeva una reciprocità: come due pezzi di cera, precisava Giovanni-Maria Vianney, che fusi insieme non possono più essere separati o identificati. La stessa cosa accade alla nostra anima con Dio, quando ci mettiamo in preghiera…

Al centro, l’Eucaristia celebrata ed adorata
« Egli è lì » esclamava il santo Curato, guardando il tabernacolo. Uomo dell’Eucaristia, celebrata ed adorata, affermava: « Non c’è niente di più grande dell’Eucaristia ». Ciò che maggiormente lo commuoveva era il constatare che Dio era lì, per noi, presente nel tabernacolo :
« Egli ci attende ! ». La coscienza della presenza reale di Dio nel Santissimo Sacramento costituì per lui la più grande grazia e la più grande gioia. Donare Dio agli uomini e gli uomini a Dio : ecco perché il sacrificio eucaristico divenne ben presto il cuore delle sue giornate e della sua pastorale.

Assillo per la salvezza degli uomini
Questa espressione riassume più di ogni altra ciò che è stato il Santo Curato nei suoi 41 anni di presenza ad Ars. Egli era assillato dalla sua salvezza e da quella degli altri, in modo particolare di quelli che gli erano stati affidati e di quelli che venivano a lui. Come curato, Dio “me ne domanderà conto”, diceva. Che ognuno potesse gustare la gioia di conoscere Dio e di amarlo, di sapere che Egli ci ama…ecco la ragione dell’opera instancabile di Vianney.

Martire del confessionale
A partire dal 1830 migliaia di persone verranno ad Ars per confessarsi dal santo Curato. Nell’ultimo anno della sua vita saranno più di centomila… Inchiodato fino a 17 ore al giorno al suo confessionale, per riconciliare gli uomini con Dio e tra di loro, egli fu, come ha sottolineato Giovanni Paolo II, un autentico martire del confessionale. Afferrato dall’amore di Dio, stupito davanti alla vocazione dell’uomo, aveva coscienza della follia che consisteva nel volere essere separati da Dio. Per questo desiderava che ognuno fosse libero di poter gustare l’amore di Dio.

Al cuore della sua parrocchia, un uomo caritatevole
Nessuno può immaginare quello che il Santo Curato ha fatto dal punto di vista sociale”, afferma uno dei suoi biografi. Vedendo in ogni suo fratello la presenza del Signore, egli non era mai stanco di soccorrere, aiutare, consolare le sofferenze e le ferite, al fine di permettere ad ognuno di essere libero e felice. Orfanotrofio, scuole, attenzione ai più poveri e ai malati, costruttore infaticabile…nulla gli sfugge. Accompagna le famiglie e cerca di proteggerle da tutto quello che può distruggerle (alcool, violenza, egoismo…).
Al cuore del suo villaggio egli si fa carico dell’uomo in tutte le sue dimensioni (umana, spirituale, sociale).

Patrono di tutti i parroci del mondo
Beatificato nel 1905, nello stesso anno – il 12 aprile – verrà dichiarato da san Pio X patrono dei preti francesi. Nel 1929, quattro anni dopo la sua canonizzazione, il Papa Pio XI lo proclamerà “patrono di tutti i parroci del mondo”. Il papa Giovanni Paolo II non si esprimerà diversamente quando ricorderà per tre volte che: “il Curato d’Ars rimane per tutti i paesi un modello senza pari per quanto riguarda il compimento del ministero e la santità del ministro”. “Oh, il prete è qualcosa di grande!”, affermava Giovanni-Maria Vianney, perché può donare Dio agli uomini e gli uomini a Dio: egli è il testimone della tenerezza del Padre verso ognuno e un artigiano di salvezza. Il Curato d’Ars, un grande fratello nel sacerdozio, al quale ogni prete del mondo può venire ad affidare il suo ministero e la sua vita sacerdotale.

Un appello universale alla santità
Io ti indicherò la via del Cielo” aveva risposto al piccolo pastore che gli aveva mostrato la strada che portava ad Ars, cioè “ti aiuterò a diventare un santo”. “Là dove passano i santi, Dio passa assieme a loro”, preciserà più tardi. Egli invita dunque ognuno a lasciarsi santificare da Dio, ad accogliere i mezzi che gli vengono offerti per questa unione con Dio, che inizia quaggiù e dura per tutta l’eternità.

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MessaggioTitolo: da Enzo, giugno 2010   Dom Giu 27, 2010 2:11 pm

Dagli scritti

Dalle «Opere» di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa


O prezioso e meraviglioso convito!

L’Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi da uomini dèi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino. O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà è più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti. Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia è il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4)


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MessaggioTitolo: Re: SANTITA': UOMINI E OPERE   

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